I luoghi più belli al mondo dove vorrei trovarmi ora
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Se potessi tornare a… I 5 luoghi più belli al mondo per me

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8 Aprile 2020

Ci sono momenti in cui ci si sente come in gabbia. Attimi durante i quali si ha la tentazione di mollare tutto e teletrasportarsi in uno di quei pochi e rari istanti in cui ci siamo sentiti veramente…VIVI.
Di luoghi belli al mondo ne esistono moltissimi, tutto il nostro pianeta è un enorme puzzle composto da migliaia di piccole grandi meraviglie. Ma ve ne sono alcuni che rivestono un’importanza particolare e i cui ricordi in certi momenti riaffiorano come un dolce balsamo per il nostro cuore rattristato…

Oggi vi racconto quali sono i 5 luoghi più belli al mondo per me, posti magici in cui se potessi mi teletrasporterei all’istante

Si dice che il cervello umano sia molto più propenso a rinvenire ricordi e a rivivere alcune situazioni avvalendosi di associazioni sensoriali. Un suono, una percezione tattile, il profumo della pelle, il colore del riflesso su una superficie.

Accade spesso che queste sensazioni riemergano in noi al momento del bisogno. Come un rifugio sicuro in cui racchiudersi.

Crogiolarsi in ricordi legati e percezioni piacevoli è un ottimo espediente per combattere situazioni di stress, preoccupazione o tristezza.

Non posso in tutta onestà dire di essere insoddisfatta della mia vita allo stato attuale. Ho molto per cui essere grata. E la gratitudine, lo affermo spesso, è un sentimento nobile e salvifico.

Tuttavia in una circostanza in cui ad uno spirito libero e fugace come il mio viene imposto un arresto obbligato, provare emozioni come la tristezza e la malinconia e racimolare grandi riserve di stress…beh, è una conseguenza inevitabile. Se aggiungiamo il fatto che sono una persona fortemente empatica, sensibile ed emotiva…praticamente stiamo firmando la mia condanna!

E invece…NO! Questo non accadrà a me e non accadrà a nessuno di voi. Sapete perché?

Perché, innanzitutto, nel marasma dei nostri pregi e difetti si impone in prima linea anche una caratteristica speciale: la POSITIVITÀ. Non preoccupatevi se non sempre vi sentite positivi nei confronti della vita e del futuro, un pizzico di negatività ed incertezza è più che normale, nonché parte di un naturale processo di bilanciamento emotivo.

Inoltre, ricordatevi che ognuno di noi può allenarsi al PENSIERO POSITIVO. Si tratta di semplice esercizio unito alla costanza.

In secondo luogo, perché noi anime viaggiatrici disponiamo di uno strumento formidabile per combattere questa situazione sfidante ed uscirne vincitori: I NOSTRI VIAGGI!

Quindi amici ora, insieme a me, domandatevi: quali sono in luoghi più belli e speciali in cui vorrei trovarmi in questo momento?

E nel rispondere non prendete in considerazione gli avvenimenti, ma abbandonatevi alle SENSAZIONI. Chiudete gli occhi e riportate il corpo e la mente a quei momenti. Utilizzate un approccio sinestetico per tornare a percepire ogni singola vibrazione sensoriale.

Vedrete che così sarà molto più semplice calarvi completamente nel luogo, proprio come se vi foste realmente trasportati.

Vogliamo iniziare? Parto io!

Se potessi tornare a…

Ecco quali sono i 5 luoghi più belli al mondo in cui vorrei trovarmi in questo momento!

1 – Kampot: una cattedrale costruita con l’acqua

Dove: Cambogia

Sono accovacciata sul cuscino del divanetto in vimini dell’area comune. Rilassata, il respiro calmo e soave. Lo sguardo è fisso di fronte a me, verso la riva opposta del fiume, verso l’infinito. Non si disperde.

È come se un fascio proveniente dai miei occhi sferzasse l’aria, zigzagando fra le gocce della fitta pioggia che incessantemente ci circonda, da oltre 2 giorni, o forse più. E dopo questa corsa ad ostacoli finalmente l’approdo: la sponda opposta del Kampot, dove l’iride può nutrirsi del verde intenso della vegetazione che si espande ovunque.

Percepisco con i polpastrelli il pelo soffice e intriso di umidità di Kim, il gattino accoccolato fra le mie cosce. Accanto, disteso sul divano con le zampine stirate attorno al muso, il fratellino è perso in un sonno profondo. Mi domando come possano dormire così sereni e fiduciosi fra le braccia di una perfetta estranea.

E poi la risposta sovviene, mentre osservo attorno a me: l’acqua che scroscia ininterrotta, zampillando dal cielo e rimbombando sui tetti di paglia della capanna. Le donne accanto alla cucina che mondano le verdure della cena, accovacciate su delle vecchie cassette del mercato. Color porpora e cobalto, si sposano perfettamente ai grembiuli e ai fazzoletti variopinti avvolti sulla fronte. L’espressione leggera, trentenni con i volti intarsiati da rughe che non conoscono ansie o agitazioni. I raggi del sole, le hanno scolpite sulla loro pelle durante la stagione secca. Un bimbo di 3 o 4 anni rincorre scalzo una ranocchia, affondando i piedini nell’erba fradicia di cielo.

Torno a posare lo sguardo su Kim, gli accarezzo la testolina. Socchiude un occhio, si stiracchia nella posizione e ritorna al suo oblio. Allungo una mano, attenta a non disturbarlo, agganciando la tazza di the caldo sul tavolino di fronte a me.

Ed è così che sorseggiando un infuso, accarezzando un gatto ed ascoltando la pioggia avvolgere il mondo…semplicemente vivo.

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2 – Scenic Rim: una terra bruciata dal sole

Dove: Australia

Gli appassionati di letteratura di viaggio connetteranno subito questa espressione ad uno dei libri più amati di sempre. “In un paese bruciato dal sole” Bill Bryson si racconta e ci descrive una terra incredibile: l’Australia. Una terra che da quasi un anno, ad ora mentre scrivo, rappresenta la mia casa.

E proprio di bruciore vorrei parlarvi, un bruciore caldo e dolce che ha arso la mia pelle in questo luogo lontano dal mondo.

Il calore del falò sotto le stelle, con il gusto della camomilla e la vista del firmamento. Il calore dei raggi del sole battenti mentre ci perdiamo nel paesaggio dorato dello Scenic Rim: la campagna del Queensland. I pascoli arsi dalla siccità, i sentieri creati dai letti dei creek prosciugati, il pizzicore alle caviglie dell’erba ruvida dei campi di fieno. I paesaggi sconfinati incorniciati da antichi vulcani che svettano come guardiani all’orizzonte.

In lontananza un canguro si solleva in posizione vigile le orecchie rizzate, il muso rivolto verso di noi. Per pochi secondi una linea diretta collega il suo sguardo al nostro, sintonizzandoci sulla stessa lunghezza d’onda. Il tempo sembra quasi arrestarsi. All’improvviso lo scatto e l’animale parte balzando, leggiadro e potente, fino a scomparire dalla nostra traiettoria visiva.

Ritorno camminando al nostro lodge, una casetta in legno utilizzata dai farmers come dimora per gli ospiti dell’airbnb. Scorgo sulla staccionata un kokaburra solitario, rannicchiato nel piumaggio color crema. Con la reflex provo ad avvicinarmi ma è furbo e spicca il volo.

Mi arrampico così sulla recinzione di legno che circonda la tenuta. Seduta, resto lì per un po’, con il capo rivolto verso il cielo e le palpebre calate sul viso, ad ascoltare il tocco rigenerante del fuoco…

3 – Misfat e il canto della preghiera frusciante fra i palmeti

Dove: Oman

Parcheggiamo l’auto a qualche decina di metri dall’ingresso del villaggio. Varcato il portale in pietra, veniamo accolti da un cartello che riporta le regole di vita del posto. Nessun avvertimento, semplici indicazioni per un atteggiamento adeguato alla spiritualità del contesto.

Con lo zaino rimbalzante sulle spalle, percorriamo stretti sentieri acciottolati che intrufolandosi fra i datteri e i banani dei terrazzamenti, ci conducono a destinazione. La Misfat Old House è una vecchia e tipica costruzione omanita edificata nello stile autoctono: pareti di fango e tettoie in foglie di palma.

Ci accoglie così, questo luogo nascosto al trascorrere del tempo e ai mutamenti dello spazio: con una tazza fresca di acqua menta e limone e il canto delle fronde frusciare nel cielo.

Un topolino sbuca dal parapetto di fronte a noi, la codina ritta nella vivace corsa verso la cucina. Io e Rossana ci guardiamo, per un attimo stordite dall’intrusione inaspettata, e poi scoppiamo in una grande risata. Una scena che ovunque nel mondo ci avrebbe messe sull’attenti, e che ci appare qui, ed ora, del tutto naturale.

Attiro le ginocchia al petto, la schiena poggiata alla grezza parete del terrazzo. Sento la frescura del materiale attraversare il sottile velo della seta che ricopre le mie spalle.

Poco più in là, mimetizzato fra gli alti fusti degli alberi da frutto, si erge il pinnacolo di una piccola moschea. La luna crescente e la stella, simboli sacri dell’Islam, riflettono il bagliore del sole al tramonto. Per un momento, mi sembra di scorgere un movimento, come una danza leggera fra gli astri del giorno e quelli della notte.

Ed è proprio  in quell’attimo che il richiamo ha inizio: la preghiera del muezzin. E in ogni direzione la natura sprigiona il suo odore muschiato, lasciandosi abbracciare dall’ultimo Allah Akbar del giorno…

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4 – Kabak: la valle delle farfalle e della brezza marina

Dove: Turchia

Un luogo recondito, nascosto fra scogliere e cespugli, abitato da fate e folletti che vivono in funghi variopinti e si nutrono delle bacche del bosco. Un regno fatato dove tutto è di tutti, governato da una dolce e benevola sovrana il cui nome è NATURA.

Gli abitanti di questo mondo trascorrono il loro tempo fra tuffi nel ruscello, lezioni di piffero e danza con gli gnomi e momenti di relax. Amano sdraiarsi sui morbidi steli del prato all’ombra delle margherite e dei denti di leone. Ascoltando il vento soffiare dalle acque dei torrenti. Osservando le farfalle librarsi in cielo giulive. Percependo il dolce tocco dei raggi di luce sul corpo.

Non vi sto raccontando una fiaba, cari lettori. Questo mondo è reale ed esiste per davvero. È una piccola valle chiamata Kabak, un angolino segreto di un paese inaspettato…la Turchia.

Solo che le fate ed i folletti di questa terra sono le comunità hippie che vi dimorano, le acque del ruscello quelle azzurre e limpide del Mediterraneo e gli “gnomi” del posto non danzano ma tengono corsi di yoga e meditazione, intervallati da banchetti in comune a base di riso, verdure e pancakes.

Mi arrampico sulla scaletta a pioli della capanna centrale. In alto, sul tetto, è come penetrare in un’altra dimensione. Non più un suono, se non quello del canto degli uccelli. Non più una forma, se non quella delle ali delle farfalle che svettano nell’aria fra me e il mare.

Mi accovaccio sui cuscini colorati sparsi al suolo, distendo le gambe di fronte a me. Ascolto: non sento nulla e percepisco tutto. Respiro, mi abbandono. Che cos’è questo profumo? Un misto di salsedine e di….infuso al gelsomino?!?

Così raddrizzo il busto, mi volto e lo vedo: il mio folletto speciale mi sta raggiungendo tenendo fra le mani due tazze fumanti di tè.

5 – Fes: fra nuvole del cielo e biscottini all’anice

Dove: Marocco

Che cos’è questo rumore? Le risa di un bimbo, forse. Ma da dove vengono?

Ascoltiamo un altro po’.

“Secondo me provengono dal tetto!”

Agganciamo al volo le reflex e imbocchiamo l’angusta scaletta che dal primo piano del riad, fuori dalla nostra stanza, conduce alla terrazza.

Un fuoco d’artificio di luci, contorni e colori ci attende lassù. Al momento l’unico rumore sembra essere quello di uno stormo di rondini in viaggio nel cielo.

Dall’alto del tetto dell’edificio la città che fino a pochi minuti fa ci aveva travolte nel suo turbinio di corpi, merci e voci…sembra non esistere più. Tutto tace, tutto, o quasi, è immobile.

Dei panni distesi al sole si cullano lentamente nell’aria. Alcuni ciuffetti d’erba verde si ergono fieri e forti da una crepa del muro. Mi ricordano un simbolo di resilienza e vitalità.

Centinaia se non migliaia di parabole della tv ci circondano in quell’oceano di tetti che è la medina più antica del mondo. A far loro compagnia solo i pinnacoli delle moschee, egualmente tanti, egualmente preziosi.

Mentre osserviamo rapite l’opera d’arte di fronte a noi, eccola di nuovo: una vocina divertita, un richiamo alla realtà. Ci stacchiamo dalla balaustra e pochi metri più in là lo scoviamo! Un ragazzino, dell’età di circa 8 anni, accovacciato sul davanzale della finestrella della soffitta di casa sua. Curioso ci osserva, chissà da quanto se ne sta lì.

Mi avvicino al tavolino in metallo della terrazza: qualcuno ha lasciato due bicchieri di succo d’arancia e un piattino colmo di biscotti. Ne prendo un po’ e mi avvicino al ragazzo, porgendogliene uno.

E mentre le nuvole dipingono nel cielo e la vita si svolge 10 metri più in giù, il profumo dell’anice si diffonde fragrante tutto attorno a noi…

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Ora tocca a voi!

SE POTESTE TORNARE A…DOVE ANDRESTE?!?

Raccontatemi i vostri 5 luoghi più belli al mondo!

Intanto vi lascio la classifica dei 10 LUOGHI PIÙ BELLI AL MONDO SECONDO LA LONELY PLANET!

Voi quanti ne avete visitati? Io per ora 4!

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VALENTINA
BERGAMO

Mi chiamo Valentina e sono qui perché voglio farvi conoscere i miei sogni. Per farlo vorrei partire da una frase, per raccontare una storia: "...siamo quello che sentiamo e percepiamo. Se siamo arrabbiati siamo la rabbia. Se siamo innamorati siamo l'amore. Se guardiamo un innevato picco di montagna siamo la montagna. Mentre sogniamo siamo il sogno". É una frase di Tich Naith Han, monaco buddista tutt'ora vivente. Una persona straordinaria ed ordinaria nel medesimo tempo. Ribelle nell'animo, arrestato e torturato più volte, distante da qualsiasi forma di vita ed espressione che non si chiami amore. É addirittura stato controcorrente rispetto ad alcune forme di Buddhismo tradizionale, ma il suo messaggio d'identità e rispetto è più che mai attuale. "...mi piace molto ascoltare la pioggia, è un suono bellissimo" (da "Quando bevi il tè', stai bevendo le nuvole") e piace molto anche a me. Non posso e non desidero di certo paragonarmi a lui, ma l'arte, la bellezza, la fotografia, la letteratura e la poesia sono il mio sogno. Attraverso queste espressioni del Pensiero e dello Spirito sento di riuscire a cogliere DAVVERO l'anima del mondo. Ma il mondo quello VERO, quello autentico, quello fatto di persone, di diversità, di odori, di sapori, di colori, di scorci, di inaspettati incontri. Come dice Tich Naith Han, sento distintamente di appartenere a questo sogno, e vorrei spartirne una piccola fetta con tutti voi.

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— Marcel Proust

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