ASIA THAILANDIA

Cosa vedere a Bangkok: tour di un giorno nei luoghi alternativi – Parte 2

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10 Giugno 2019

Cosa vedere a Bangkok: un pomeriggio fra villaggi galleggianti e mercati dei fiori

Dopo la discesa da Golden Mount, ritrovo Sunan ad attendermi appisolato su un’amaca tesa fra un’asta e l’altra del telaio del tuk-tuk. Quando vogliono, gli asiatici sanno essere davvero ingegnosi (se ti sei perso la prima parte di questo tour relativo a cosa vedere di alternativo a Bangkok in un giorno, recuperalo QUI).

Il piatto di noodles dev’essere stato davvero soddisfacente, considerando quanto sta sonnecchiando! Ci rifletto un attimo: mi duole interrompere la sua siesta, ma il tempo scorre e mi attendono ancora molte cose da vedere in questo mio primo giorno in città. Provo così, con celata nonchalance, ad emettere qualche suono per destarlo. L’esito del tentativo è positivo!

<<Hello miss! Did you like God Mont?>> mi chiede sorridendo con il suo inglese zoppicante. Rispondo affermativamente, ottenendo un <<Now special special boat tour for you! Best special of Bangkok!>>. E così, di nuovo a bordo del mio super mezzo a tre ruote, ci rimettiamo in moto, sfrecciando per una ventina di minuti nel traffico sconclusionato di questa città stupefacente.

Cosa vedere a Bangkok: osservare la città da un tuk-tuk

Non credo esista un modo migliore per muoversi in questa città. Il tuk-tuk, sebbene oggi sia divenuta al pari di molte altre un’attrazione super turistica, riesce sempre a regalarmi quella sensazione di totale immersione nel clima culturale che mi attornia.

A Bangkok in Tuk Tuk con Sunan

Mi concedo così una piacevole pausa, mentre spilucco l’involtino di riso in foglia di banano comprato poco prima da una venditrice ambulante.

Osservo la città proiettarsi attorno a me, come in un susseguirsi di tanti frames all’interno di un film che in questo giorno si intitola VITA.

Bangkok non è tanto una città quanto un gigantesco labirinto di anguste stradine e passaggi che serpeggiano fra edifici e baracche. Vivere a Bangkok, è un po’ come vivere in un grande alveare dove tante api operaie ininterrottamente trasportano cibo e materia prima, avanti e indietro, avanti e indietro.

Nell’ora del mezzodì, tuttavia, quando il sole è alto nel cielo e la calura diviene insopportabile, il ritmo sembra rallentare. La città emana un’atmosfera quasi surreale, come se fosse stata di colpo abbandonata a se stessa.

Sentendomi un po’ come una scopritrice, ne esploro insieme a Sunan i passaggi più angusti, finendo in vicoletti che mai da sola avrei sondato.

 

 

Dallo specchietto retrovisore la mia fidata guida d’un tratto mi sorride e mi sembra di intravedere nei suoi occhi un barlume di…orgoglio? Tenerezza?

<<How old are you miss?>>

<<30>> rispondo ricambiando il sorriso.

<<30 years, really??!!! I thought 20, not more!! You are so same my daughter. She is very beautiful>>.

Apprendo così della figlia di Sunan: una ragazza di 19 anni che sta frequentando il college, facoltà di economia. L’orgoglio del papà. Sunan mi confessa che in realtà lui vorrebbe avere un altro figlio, ma che sua moglie non è d’accordo, a causa dei molti sacrifici che già stanno compiendo per sostenere le spese universitarie della ragazza.

<<I want son, because I want my son become Thai Box champion!>> prosegue spiegandomi in perché del suo desiderio. Sorrido di cuore, intenerita da questa confessione di un sogno tanto ingenuo e al contempo così puro.

Cosa vedere a Bangkok: l’escursione fra i canali di Thonburi

Arriviamo nella zona dell’imbarcadero, nell’area del ponte di Somdet Phra Pin Klao Road. A fatica ci infiliamo in una viuzza che conduce alla sponda del fiume. Mi faccio strada fra un gruppo di turisti cinesi molto rumorosi, inciampando in rifiuti e scarti di frutta marcia. Saliamo una scalinata scivolosa e raggiungiamo una sorta di chiatta.

Parte del pavimento è scrostato e un rigagnolo rilucente serpeggia in un’insenatura nel cemento, ricongiungendosi al canale. Qui, vengo avvicinata da una donna sui trentanni, piuttosto trasandata, che non esprime nulla della delicata bellezza delle giovani e minute ragazze thai. Goffa, un po’ mascolina, senza troppo garbo mi sputa in faccia il costo del suo tour: 1000 bath.

Pensando immediatamente che questa sia fuori di testa (e non solo per il prezzo esorbitante del biglietto) mi guardo attorno. Dieci metri più in là, una grande imbarcazione a più piani con tanto di zona ristorazione e balconate è parcheggiata al molo. NCS, direbbe Enrico. NON CI SIAMO…proprio NO.

Mi giro verso Sunam, che ancora mi accompagna sorridente: “The price is crazy! And I don’t want a touristic tour with this giant and full of Chinese tourists boat!” esclamo al limite dell’indignazione.

Sunam non ha nemmeno il tempo di darmi una risposta, che subito subentra la donna (furba lei, che l’inglese lo capisce alla perfezione anche a qualche metro di distanza :)) Mi dice chiaramente che quella non sarà la mia barca, indicando in un’altra direzione. Poco più in là, infatti, una deliziosa e piccina imbarcazione variopinta attende fluttuante sulle torbide acque del Chao Praya.

Subito mi torna l’entusiasmo e le farfalline nello stomaco prendono il volo!

Vi è però ancora un aspetto da stabilire: 1000 bath sono veramente eccessivi. Ne parlo allora con Sunan, che mi tranquillizza dicendomi che posso chiedere un po’ di sconto, ma che comunque non si tratta di un prezzo esagerato. Decido comunque di provare a contrattare e riesco ad ottenere un calo a 800 bath (circa 20 euro). Poi scoprirò che esperienze di questo tipo si possono trovare anche a 500 o addirittura 400 bath…ma poco importa. Ora rispenderei altre 1000 volte gli stessi soldi per poter ripetere una tale e profonda immersione nella bellezza.

Aiutata da un paio di gentiluomini che mi porgono la mano per salire a bordo, mi accomodo sull’asse di legno che funge da sedile sulla mia splendida barchetta. Mi volto verso il fondo e un simpatico signore di mezza età, con la camicetta sbottonata e floreale, mi saluta allegramente. Sarà lui a condurmi, con la sua guida esperta, nell’anima più vera ed autentica di questa Bangkok ancora – per fortuna – poco conosciuta.

Bangkok tour sui canali di Thonburi: io e il barcaiolo

Cosa sono i Thonburi Khlongs

Khlongs. Letteralmente: canali. Un viaggio sull’acqua, dunque, ma anche nel passato. Qui infatti potrete entrare in contatto con un vivere che dagli scorsi decenni pare ancora oggi immutato: baracche, palafitte, vecchie case in legno traballanti che, non si sa come, contrastano con fierezza ogni forza di gravità.

Dovete sapere che Thonburi era l’antica capitale della Thailandia. Rimasta per molto tempo una provincia autonoma, fino al 1972 quando venne inglobata alla città di Bangkok, ha saputo conservare quel fascino decadente ed autoctono, estraniandosi dallo sviluppo edilizio e dall’avvento della modernità che hanno colpito il resto della zona.

Si tratta, per tanto, di un’area di grande attrazione per chi, come me, desidera entrare in contatto con l’anima più vera del luogo. Un magnete per chi, senza scrupoli né fronzoli, di quella sostanza che odora di autenticità, vuole davvero sporcarsi le mani.

Le longtail boats

Partiamo così con la nostra longtail boat, la tradizionale barca a coda lunga che in Thailandia è divenuta ormai un’icona. Si tratta dell’imbarcazione che originariamente veniva utilizzata a Bangkok per attraversare i canali. Ora che gli stessi sono stati sostituiti per la maggior parte dalle strade, molte di queste barchette sono state trasportate sulla costa e impiegate nel trasporto verso le isole. Strette e lunghe, queste boats sono progettate appositamente per passare sotto ai ponti che attraversano i klongs, molto bassi soprattutto durante la stagione dei monsoni. All’interno non vi sono camminamenti ma panche lignee che le attraversano da una parte all’altra. In pratica, ci si muove spostandosi sul bordo laterale (con le dovute cauzioni e mosse da equilibrista livello expert ovviamente :))

L'imbarcazione tipica usata sui canali di Bangkok

La brezza che mi sfiora il volto è un sollievo per la mia pelle arsa dal caldo cocente delle ore passate. Sistemata lì, sulla mia panchina in legno (posizione rigorosamente centrale per evitare lo sbilanciamento del mezzo :)) osservo entusiasta la mia Bangkok da questa inusuale prospettiva.

Le costruzioni scorrono di fronte al mio sguardo, le altre canoe incrociano il nostro cammino, i barcaioli ci salutano, sempre e sorridendo, i chedi dei templi spuntano, qua e là, come tracce sparse su di un unico melodioso spartito. Un richiamo sussurrato.

Dopo circa dieci minuti viriamo verso destra e ci addentriamo in uno dei canali secondari del Chao Praya. Le sponde, tra loro meno distanti, iniziano a mostrare i primi segni di quel degrado che da lì in poi si farà sempre più costante. Decadente, sì, ma al contempo affascinante. Come un decoro vintage, usurato e un po’ sciupato, ma di un’eleganza intrinseca incomparabile a qualunque altra modernità.

Mi accoglie così, la Bangkok di Thonburi; come una vecchia zingara con il volto increspato dalle rughe…due profondi occhi blu e una coppia di enormi rubini a impreziosirne i lobi. Lei che è misteriosa ed intrigante. Lei che appartiene ad un’altra epoca ma che molto può svelarci del presente. Lei che ci osserva, in silenzio, e a cui nulla sfugge.

Trascorro oltre un’ora fluttuando in questo altro mondo, presa dalla frenesia di immortalare ogni dettaglio e il desiderio di godermi serena ogni attimo di questo magico momento. I bambini salutano divertiti dalle sponde: alcuni ci chiamano, dal cortile della scuola, mentre giocano a pallone durante la ricreazione; altri a torso nudo si tuffano nelle acque brune rincorrendosi; altri ancora sbucano con le loro testoline dai tendaggi di fronte alle porte di casa, timidi e curiosi, in questo gioco implicito fra il turista e il ragazzino che non smette mai di scaldarmi il cuore.

I canali non sono certo un’esempio di pulizia né di limpidezza, ma l’effetto d’insieme è assolutamente pittoresco. Vecchie case in lamiere e fatiscenti si alternano ad altre in muratura più moderne, mentre di tanto in tanto, fa la sua comparsa qualche tempio.

La vegetazione, qui, è imperante: fiori e piante fuoriescono dal canale in ogni dove, inerpicandosi sugli argini rocciosi o sulle pareti delle case. Resto impressionata, ogni volta, di fronte allo spettacolo di una natura che inarrestabile prosegue nella sua (ri)conquista. Continuando il tragitto, scorgo un albero le cui radici irrompono, quasi con prepotenza, nell’argine in cemento, scegliendo…all’estinzione…sempre e solo la vita.

Alcuni monaci nelle loro tuniche arancioni percorrono i camminamenti laterali, in fila indiana, reggendo fra le mani i cestini con le offerte. Una donna anziana, dal lato opposto, sta spingendo un carretto colmo di cianfrusaglie che non sono in grado di identificare. Una giovane donna, ancora, è intenta a lavare i panni nell’acqua del fiume. La figlia più grande l’aiuta stendendo i vestiti al sole mentre la più piccina (2 anni, o forse 3) si diverte percuotendo con un mestolo un catino d’acciaio.

Assurdo, penso: è come se il film “Bangkok” fosse stato messo in modalità “slow motion”: un ritmo calmo, rilassato, al limite dell’ozioso pervade ogni cosa e persona. L’attività più frenetica sembra essere quella di alcune anziane venditrici, con i volti arsi da anni di esposizione al sole, che pacatamente remano, accucciate nelle loro canoe, e si avvicinano alle case della gente o alle imbarcazioni dei turisti per proporre la propria merce: un frutto, una bottiglia d’acqua fresca, oppure uno ngob, il cappello tradizionale in paglia da contadino che rappresenta l’emblema della saggezza rurale.

Non c’è fretta, non sanno nemmeno che cosa si sia, loro, lo stress. E come sovente accade in queste situazioni, mi ritrovo a riflettere su come una bestia tanto logorante possa essere riuscita a penetrare così a fondo nel vissuto quotidiano della nostra parte del mondo. Non ricordo un giorno, della mia vita recente, in cui lo sguardo all’orario sullo smartphone non sia stato onnipresente, trascinando con sé montagne di nervosismo e oceani di affaticamento.

Trascorre così oltre un’ora in questo ambiente quasi surreale e lo stupore è in costante crescendo. Io d’altronde, lo ripeto, qui mi sento a casa. Mi sento viva.

 

Cosa vedere a Bangkok: il Wat Arun

Ci accingiamo ad uscire dai klongs di Thonburi, non senza che una buona dose di nostalgia inizi ad invadermi. Attraversiamo una galleria e poco dopo svoltiamo a sinistra, per tornare nella zona dell’imbarcadero.

Avete presente quando, girando l’angolo, vi ritrovate di fronte a qualcosa di inaspettato e rimanete senza fiato? Ecco, in quel momento mi è accaduto proprio questo.

Sapevo dell’esistenza del Wat Arun, ovviamente, trattandosi di una delle attrazioni più note al turismo. Tuttavia la vista improvvisa di tale magnificenza mi coglie impreparata.

Meraviglioso, il Tempio dell’Alba si erge alto e risplendente al sol calante, catturandone i raggi con le sue frastagliate superfici in un gioco cromatico di luci a dir poco spettacolare.

Molto gettonato dai turisti, il tempio è frequentatissimo anche dai fedeli, che qui giungono per ritrovarvi quell’atmosfera di pace e spiritualità che solo luoghi come questo sanno donare.

Il barcaiolo mi racconta che la gente del posto crede che il Wat Arun abbia il potere speciale di donare una vita gloriosa e splendente – proprio come il sole sorgente all’alba – a chiunque renda omaggio alla statua di Buddha conservata al suo interno.

A dispetto del nome, è però durante l’ora del tramonto che il Tempio dell’Alba appare in tutto il suo più grande splendore: stagliandosi contro il cielo dorato di Bangkok, regala ogni giorno una visione di ineguagliabile bellezza.

Bangkok Wat Arun vista della torre Khmer

Wat Arun: un po’ di storia

In origine era molto più piccolo e veniva chiamato Wat Makok, ossia il Tempio degli Ulivi. In seguito alla caduta del primo regno, la capitale venne spostata a Thonburi, proprio accanto a questo luogo, dove il sovrano fece erigere anche il Palazzo Reale. Con il trasferimento poi della capitale sull’altra sponda del fiume, il tempio attraversò anni di abbandono e degrado, finché a partire dal regno di Rama II fu sottoposto ad un importante intervento di restauro che gli conferì l’attuale splendore.

Il Wat Arun è composto da una torre in stile Khmer alta oltre 80 metri, decorata minuziosamente con frammenti di porcellana cinese variopinti e circondata da quattro torri minori, dedicate al Dio del Vento e simboleggianti i continenti. Quattro padiglioni di ingresso, mandapa, allineati con i punti cardinali, sono situati alla base delle gradinate che portano alla terrazza superiore.

Il tempio è dedicato ad Aruna, divinità induista dell’alba. Si tratta di un esempio del tipo “tempio-montagna”, una rappresentazione architettonica del Monte Meru, il centro del mondo nella simbologia Buddhista. Nel Buddhismo tibetano, in particolare, il Monte Meru è un luogo che simboleggia contemporaneamente il cuore dell’universo e quel concetto di unicità mentale tanto ricercato dagli adepti. Un mondo di perfezione e trascendenza, dunque. Simbologia rinforzata dalla presenza, nelle nicchie poste a mezza altezza, delle statue della divinità Hindu Indra raffigurato mentre cavalca il mitologico elefante a tre teste, rivolte verso i quattro lati a proteggere il tempio e i suoi fedeli.

Cosa vedere a Bangkok: rilassarsi a Santi Chai Prakarn Park

Rieccomi al molo. Saluto il barcaiolo e mi dirigo verso la strada principale. Tornando verso la guesthouse, dovrei trovare un parco. Ho proprio voglia di rilassarmi e di godere appieno del mood della città.

Sulla strada, mi imbatto in un vicoletto che si insinua fra un gruppo di costruzioni di indefinita destinazione. Non riesco a resistere e mi ci infilo. Meraviglia delle meraviglie…approdo in quello che sembrerebbe essere un mercato dedicato esclusivamente ai locals. Dal puzzo diffuso (quanto mi piacciono questi posti!!) capisco che deve trattarsi di un mercato del pesce. Avvicinandomi ai “banchetti” (dopo aver oltrepassato con le dovute acrobazie un labirintico agglomerato di casse, cianfrusaglie e aggeggi vari) mi ritrovo di fronte a distese infinite di pesce essiccato, posto sotto sale o immerso in strani e oleosi composti. Venditrici accucciate sulla merce, bimbi a piedi scalzi che gironzolano fra uno stand e l’altro, persone impegnate nella fine arte della contrattazione…dove mi trovo? In paradiso? Ringrazio il cielo per aver scelto, ancora una volta, di seguire il mio istinto sconclusionato e aver scoperto questo eden nascosto.

Proseguo poi verso la mia prossima meta. Santichaiprakarn Park è un parco verde, molto ben tenuto, posizionato fra il Pra Sumen Fort e il Chao Praya.

Trovo una panchina che volge verso il fiume, dove il sole sta tramontando inondando il mio sguardo di un calore dorato. Il posto perfetto.

Mi guardo attorno: c’è chi è sdraiato nell’erba soffice e verde e legge un libro, chi si allena saltando la corda, chi sorseggia uno smothie o spilucca uno spuntino. Ancora poco più in là, un gruppo di acrobati occidentali si allenano con gli elastici e i birilli.

Bangkok Santi Chai Prakarn Park mamma e bimba si rilassano nell'erba

 

Bangkok io seduta di fronte al tempietto del Santi Chai Prakarn Park

Di fronte a me, un tempietto a dirimpetto sul fiume incornicia le acque e conferisce al momento un accento spirituale.

Svuoto la mente, respiro, trattengo l’aria dentro per qualche secondo. Provo a chiudere gli occhi: voglio SENTIRE, acutizzare i miei sensi. Resto qualche secondo in questa modalità, provando ad assorbire quello che mi circonda come se fossi un spugna. L’energia che mi invada è propulsiva.

Socchiudo gli occhi e vedo uno scoiattolo che saltella fra un ramo e l’altro degli alberi che adornano il giardinetto attorno al tempio: che esserini simpatici! Per un po’ lo osservo muoversi, curiosa. Poi richiudo gli occhi, schermando la vista e spalancando il cuore.

Ma…cos’è questo baccano? Lo sentite anche voi? Un po’ irritata mi guardo attorno, una musica assordante stile hit mania dance ha invaso ogni atomo attorno a me. Pensando che si tratti del solito adolescente esibizionista, mi metto alla ricerca del colpevole subito pronta a sferrare uno dei miei attacchi alla Valentina.

Eccolo…il colpevole. O per meglio dire…ECCOLA.

Out fit modello “Madonna” anni ’80, con tanto di fascia fra i capelli. Mi scappa una risata: una signora ultra cinquantenne sta tenendo una lezione di ginnastica ritmica ad un gruppo variegato (e anche molto cospicuo) di thailandesine di mezza età. La scena rasenta la comicità e pare quasi surreale, ma dopo una quindicina di minuti di osservazione (non riesco a farne a meno) resto stupita dalla maestria di questa donna. Veloce, resistente, energica, scattante. Insomma: sembra nata con il ritmo nel sangue!

E alle sue spalle, sullo sfondo da sogno del Chao Praya solcato dai riflessi rubino del sole tramontante, si staglia un folto gruppetto di allieve, convintissime ed inarrestabili…e del tutto scoordinate! Un contrasto che ha del tragicomico, ma che si incastra a pennello in questo autentico quadretto thailandese.

Sorrido entusiasta, perché l’Asia, d’altronde…è anche questo! 🙂

Cosa vedere a Bangkok: il mercato dei fiori notturno

Il sole è ormai scomparso. Generalmente quando cala la sera divengo un po’ malinconica. Tuttavia il caldo atroce sperimentato in questi giorni a Bangkok trasforma le serate in momenti di piacevole ristoro.

Mi incammino verso Ram Buttri, una graziosa viuzza chiusa al traffico brulicante di posticini dove gustare i piatti tipici della tradizione thailandese. Mi concedo una generosa porzione di Pad Thai con verdure e gamberi, accompagnandola con una birretta locale.

Ve l’ho mai detto quanto sono buone le birre asiatiche? Per me è stata una rivelazione scoprirlo, a partire dalla mia adorata Angkor, di cui in Cambogia ho fatto una bella indigestione.

Dal mio sgabello sulla strada osservo la fiumana di gente attorno a me: chi passeggia, chi spilucca street food, chi si concede una rigenerante massaggio ai piedi thailandese, chi ancora osserva divertito il venditore di blatte e ragni fritti su spiedini.

Penso a quanto vorrei trasferirmi in Asia. Mi basterebbe davvero poco: 15 o 20 euro al giorno, per vitto e alloggio. Sarebbe il mio sogno: viaggiare low cost e vivere raccontando le mie avventure. Un giorno, questo accadrà: l’Universo sta già lavorando per far avverare i miei sogni. Io lo so 🙂

Risvegliandomi dal mio viaggio mentale (uno fra i tanti) sorrido e ricordo che la mia missione esplorativa non è ancora terminata. Mi aspetta, infatti, ancora una tappa affascinante: il mercato dei fiori notturno.

Il mercato è situato a circa un chilometro dalla zona del Gran Palazzo Reale e del Tempio del Buddha di Smeraldo. Decido di raggiungerlo a piedi.

Già sulla strada incontro diversi banchetti ricolmi elaboratissime composizioni floreali. Quando approdo alla meta, vengo subito assalita da un tripudio di profumi e colori. La sensazione è quella di essere all’interno di un formicaio, in cui tante formichine operaie trasportano ininterrottamente migliaia di boccioli e ghirlande. Nell’insieme variopinto, è il giallo che fa da padrone: ricordo con estrema nitidezza le migliaia di collane intrecciate dalle abili venditrici con questi graziosissimi fiorellini di forma ovale, un mestiere che si tramanda di generazione in generazione da tempi molto antichi.

Il Pak Klong Talaad (letteralmente “mercato alla bocca del fiume”) è il più grande ed antico mercato dei fiori della città. I fiori che vi si vendono vengono coltivati per la maggior parte nelle zone limitrofe o nel nord della nazione, specialmente a Chiang Mai o Chiang Rai . Se ne trovano di tutti i tipi: gelsomini, rose, orchidee, frangipani

Ma a cosa servono i fiori in Thailandia?

I fiori hanno un significato molto importante in quanto legati alle cerimonie di culto religiose. Spesso i fedeli che si recano al tempio portano delle ghirlande di fiori, generalmente gelsomini, con le quali adornano le statue di Buddha. I fiori, inoltre, vengono utilizzati in abbondanza in moltissime cerimonie (ad esempio durante i matrimoni) e altresì rappresentano un addobbo molto comune per le case e le automobili. Anche Sunan, sullo specchietto retrovisore del suo tuk-tuk, ha una piccola ghirlanda di gelsomini 🙂 la cosiddetta phuang malai (una sorta di amuleto che protegge dagli spiriti cattivi). Il fatto è che spesso ai fiori viene attribuito un valore di portafortuna.

Lascio così che il mio orientamento si smarrisca fra l’intricato intrecciarsi delle viuzze del mercato. Per una volta (perdonate se questo ha comportato la scarsità di materiale fotografico) ripongo la mia bambina nello zainetto, lasciando che ogni mio senso si concentri sull’esperire quel qui e ora che troppo spesso non curo abbastanza. Guidata dalle essenze, mi sento fluttuare fra un banchetto e l’altro, leggera coma una ghirlanda di fiori galleggiante sulle acque di un fiume, abbraccio la corrente e approdo in nuove e inaspettate terre: il mondo della Calma e il regno della Serenità.

 

CONSIGLI
  • Il periodo migliore per visitare Bangkok è fra novembre e marzo, quando le temperature non sono troppo alte (e credetemi che gironzolare con 35/40 gradi a fine aprile non è stata una passeggiata)
  • Non abbiate fretta: il Buddhismo è la filosofia della meditazione e concepisce una sorta di concetto di “atemporalità”. Se vi darete una scadenza o vi obbligherete ad esperire uno di questi luoghi con il tempo contato, perderete in partenza, in quanto non riuscirete a calarvi completamente in quella meravigliosa atmosfera che essi sapranno regalarvi
  • Per spostarvi da una parte all’altra della città affidatevi ad un tuk-tuk e non pagate più di 50 bath a tratta
  • Non impazzite cercando ristoranti o locali super recensiti sul web: la Thailandia è nota per il suo spettacolare street  food…fermatevi per la strada e assaggiate, assaggiate e ASSAGGIATE ANCORA!!
  • Per il giro in barca fra i klongs portatevi della protezione solare ed eventualmente anche uno spray anti zanzare
  • Non abbiate paura di CONTRATTARE IL PREZZO! Chi vi venderà il tour cercherà sempre di alzare il prezzo rispetto al dovuto: mostratevi fermi e non esitate a cambiare contatto qualora chiedessero troppo. Per un tour sui canali con barchetta tradizionale non pagate più di 700/800 bath (tempistica da 1 a 2 ore)
INFORMAZIONI PRATICHE
  • WAT ARUN:  raggiungibile da Arun Amarin Road oppure tramite barca da Tha Tien Pier, l’imbarcadero vicino al Wat Pho. Apertura 8:30/17:30, prezzo 30 bath
  • SANTI CHAI PRAKARN PARK: Chana Songkhram, Phra Nakhon, Bangkok. Apertura 5:00/21:00
  • Dove dormire: vi lascio il link delle guesthouse meravigliose in cui ho soggiornato io per meno di 15 euro a notte –> BLUE CHANG HOUSE (vicina a Khao San Road ma situata in una zona tranquilla e silenziosa) e  FEUNG NAKORN BALCONY (sempre nella Old Bangkok, vicino al bellissimo mercato notturno dei fiori, posizione ottima per raggiungere la maggior parte dei siti di interesse della città)
  • Dove mangiare? Ve lo ripeto….OVUNQUE PER STRADA!! Prometto comunque un post ad hoc con qualche consiglio più mirato

Se questo articolo ti è piaciuto, leggi anche COSA VEDERE A BANGKOK: TOUR DI UN GIORNO NEI LUOGHI ALTERNATIVI – PARTE 1

 

 

 

 

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10 Comments
  1. Rispondi

    Viola

    18 Giugno 2019

    La Thailandia è un paese che mi è rimasto dentro. Quell’atmosfera ancora così bella nonostante il turismo di massa! 🙂 Bello l’articolo, complimenti!

    • Rispondi

      clicmytrip

      28 Giugno 2019

      Ti ringrazio molto

  2. Rispondi

    Carmen

    18 Giugno 2019

    Mi è piaciuta l’idea del tour alternativo. Belle foto!

    • Rispondi

      clicmytrip

      28 Giugno 2019

      Grazie 🙂

  3. Rispondi

    Valentina Regazzi

    17 Giugno 2019

    Non sono mai stata a Bangkok ma mi ispira tantissimo! Il tuo itinerario è davvero molto dettagliato e riesco quasi a percepire l’atmosfera che si respira. Spero di poterlo mettere in atto presto!

    • Rispondi

      clicmytrip

      18 Giugno 2019

      L’atmosfera delle città asiatiche è sempre molto intensa e coinvolgente…per questo non ho faticato a trasmetterla con le parole: si sprigiona fortemente già da sé!

  4. Rispondi

    Denise

    16 Giugno 2019

    Siamo stati a Bangkok ma no abbiamo fatto in tempo a vedere questi mercati! Per la prossima volta, se ci sarà!

    • Rispondi

      clicmytrip

      18 Giugno 2019

      In sé Bangkok è spesso una meta transitoria anche quando si visitano altri paesi dell’Asia…lo scalo aereo è generalmente fatto qua. Quindi, può darsi che avrete in futuro occasione di fermarvi ancora un giorno o due, continuando così ad esplorare questa magnifica città!

  5. Rispondi

    Barbara

    15 Giugno 2019

    Fantastico il tuo racconto! Mi piace come hai descritto le persone che hai incontrato e tutto quello che hai visto 🙂
    Vorrei davvero fare mia anche la filosofia della meditazione del Buddhismo ma, per ora, non ci sono ancora riuscita. Forse l’Italia non è il posto ideale?

    • Rispondi

      clicmytrip

      18 Giugno 2019

      Far propria questa filosofia è davvero complicatissimo, soprattutto quando si vive nella nostra parte dell’emisfero dove i ritmi sono super frenetici e diametralmente opposti a quelli del Buddhismo. Tuttavia, la volontà di volerci provare è già un bel passo importante 🙂

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VALENTINA
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Ciao! Mi chiamo Valentina, sono dell'ariete, ho più o meno 30 anni e sono un'inguaribile sognatrice! Le mie più grandi passioni, anzi, i miei amori, sono l'arte, la fotografia, la letteratura, la poesia e...il mondo! Ma il mondo quello vero,quello autentico, quello fatto di persone, di diversità, di odori, di sapori, di colori, di scorci, di inaspettati incontri...il mondo che ti fa innamorare e che ti fa dimenticare dell'esistenza dell'orologio. Dovete sapere che nella vita di tutti i giorni sono un'ansiosa cronica ossessivo compulsiva nei confronti del tempo: tempo che non c'è, che non basta mai, tempo che scorre, tempo rubato o tempo sprecato. Ma...quando sono nel MONDO, questo mondo VERO, il tempo non esiste, tutto si dilata e mi avvolge e l'unico ritmo che scandisce le mie giornate è quello del mio cuore che batte, che si sente vivo, che si emoziona e che si sente...a casa. Il mio sogno più grande? Vivere non viaggiando...ma VIVENDO questo mondo. Sempre. Costantemente. Sapete? I sogni...sono sogni perché prima o poi si avverano. Altrimenti si chiamerebbero utopie :)

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