ASIA THAILANDIA

Cosa vedere a Bangkok: tour di un giorno nei luoghi alternativi – Parte 1

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25 Maggio 2019

<<Only 300 Bath, special tour! Special price!>>. Sento una voce risuonare alle mie spalle mentre passeggio in Samsen Road nel soffocante tepore mattutino di aprile. Siamo nel pieno della stagione calda e le temperature sfiorano picchi di 40 gradi.

Mi volto ancora rintontita e vedo un tuk-tuk parcheggiato al lato opposto del marciapiede. Questa mattina mi sono svegliata con l’intenzione di visitare l’area dei templi estesa fra i quartieri di Dusit e Rattanakosin, nel cuore della Old Bangkok, spostandomi a piedi fra le vie della città. Tuttavia, ora, la percezione è quella di un’afa che risulta quasi soffocante.

Decido che fare un tentativo non mi costa nulla.

Per esperienza so che bisogna sempre contrattare con i tuk-tuk driver. Mi avvicino e con falso disinteresse rispondo: <<300 Bath? No, thank you. It’s too much. I’m sure I’ll find something cheaper. Thank you, bye bye>>.

Volto le spalle e mi incammino verso l’altro lato della strada. Come sospettavo, la strategia non tarda a mostrare i suoi frutti.

<<Miss! Miss! Special price for you, best tour in Bangkok for you, 250 bath only for you!>>. Mi mostro un tantino più incuriosita e avvicinandomi lancio la mia ultima offerta: 200 bath per un giro mattutino dei templi, a cui avrei aggiunto altri 50 bath se mi avesse portata, nel pomeriggio, in prossimità degli imbarcadero nei pressi del fiume.

Sunan, come avrei in seguito scoperto chiamarsi la mia guida, accetta con un ampio sorriso dal quale si evidenzia la mancanza di un paio di molari almeno 🙂 e mi appresto così a salire sul mio splendido mezzo a 5 stelle.

Adoro gli spostamenti in tuk-tuk: la gradevole brezza che scompiglia i capelli, la possibilità di ammirare da una prospettiva speciale ogni scorcio della città, anche quelli più nascosti, impercorribili con un mezzo canonico.

Prima di partire concordiamo un piano d’azione: saremmo partiti dalla visita del Wat Intharawihan per poi concludere con la sosta al Wat Saket, piuttosto noto ai circuiti turistici ma comunque irrinunciabile. Nel mezzo, mi affido al caro Sunan, che con entusiasmo si propone di condurmi presso un altro paio di templi meno conosciuti ma secondo lui meritevolissimi di una visita: boom! Proprio ciò in cui speravo.

Rimando al pomeriggio, dopo una piacevole e rilassante sosta presso l’area verdeggiante nei pressi del fiume Chao Phraya, la parte più ambita della mia perlustrazione di Bangkok: il giro su una barca locale fra i canali di Thonburi, per un’immersione a pieno regime nella vita più autentica di questa eclettica città.

Wat Intharawihan: il tempio del Buddha gigante

Partiamo dunque dal luogo meglio noto come il “Tempio dello Standing Buddha”. Parcheggiato il tuk-tuk, Sunan mi mostra dove dirigermi per l’acquisto del biglietto d’ingresso (il pedaggio è richiesto esclusivamente ai turisti, mentre i locals possono accedere gratuitamente ad ogni area del tempio, fatto che accomuna tutti i luoghi di culto della città). Consegno 40 bath e con la mia Reflex alla mano mi accingo all’ingresso.

L’impatto con questo luogo è decisamente positivo: subito vengo attorniata da un’atmosfera di intensa beatitudine. Nonostante il tempio sia collocato in una zona piuttosto centrale e caotica di Bangkok, nessun rumore travalica la cinta.

Sono circondata da un tripudio di colori: lanterne variopinte, campane e rappresentazioni di ogni tipo, centinaia di statuette di Buddha e divinità varie mescolate a fiori, candele e bastoncini di incenso, le offerte che i Thai porgono agli dei quando visitano il tempio.

 

Ma come si svolge una preghiera buddhista?

In sé, la preghiera costituisce un atto personale e unico per ogni fedele. Si tratta di un dialogo spirituale che aiuta la concentrazione mentale ed emotiva.

Tuttavia esiste una sorta di procedura da seguire. Innanzitutto, si deve accendere una candela che va poi posizionata fra le altre di fronte alla statua del Buddha. A seguire si ripongono dei fiori nell’acqua di una bacinella, prima di procedere con l’accensione dei bastoncini di incenso. Questi saranno sempre tre, a rappresentazione della Triplice Gemma: il Buddha, il Dhamma (il suo insegnamento) e lo Sangha (l’ordine dei monaci).

Il fedele si dispone dunque in posizione inginocchiata, con i piedi rivolti verso il retro per non offendere la divinità. Inizia così la recita nella mente di alcune frasi in lingua antica tratte dalle Sacre Scritture. A seguire, sempre mantenendo i bastoncini fra le mani, si prosegue con la preghiera che assumerà un aspetto più personale, riferendosi alla famiglia, alla salute o insomma a tutto ciò che può riguardare la quotidianità della persona. Al termine di ciò, il fedele posa l’incenso all’interno di un contenitore ricolmo di sabbia e si accomiata eseguendo per tre volte il classico inchino nel quale le mani giunte sulla fronte arrivano a sfiorare il suolo.

Chiunque abbia mai visitato un tempio buddhista, concorderà nell’affermare che tutto quanto, al suo interno, trasudi di elevata spiritualità. Ogni volta, per me, conserva in sé l’intensità del primo incontro con questa meravigliosa filosofia di fede…e di vita, a cui mi sento profondamente affine.

Detto questo, ora tutti sappiamo a cosa servono quei bellissimi oggettini che spesso si trovano in vendita ai banchetti posizionati all’esterno dei templi! 🙂

Tornando a noi: il Wat Intharawihan è un tempio buddhista che venne costruito nel 1782 durante la prima fondazione della capitale e originariamente era chiamato Wat Rai Phrik. All’interno del tempio si possono ammirare delle eccellenti pitture murarie che ricoprono ogni centimetro delle pareti e culminano nell’elegantissimo soffitto ligneo a cassettoni: una perfetta inquadratura per le molte statue dorate del Buddha Dhynana, raffigurato con entrambe le mani poggiate in grembo in posizione meditativa a simboleggiare la saggezza.

Ma questo complesso è noto soprattutto per l’imponente statua del Buddha in posizione eretta sita a lato del tempio, alta 32 metri e il cui volto è interamente ricoperto da lamine d’oro. All’interno della testa vi sono conservate dal 1978 delle reliquie del Buddha provenienti dallo Sri Lanka.

La credenza popolare assegna alla statua il potere di benedire i devoti: per questo ogni giorno sono molti i fedeli che qui sopraggiungono per porgere doni e offerte.

Sono rimasta qualche minuto, in silenzio, ad osservare l’imponenza di questa immagine, sentendomi piacevolmente sovrastata non solo dalla sua mole, ma anche da quel senso di appartenenza all’universo che questi luoghi solo sono in grado di trasmettere.

 

 

Wat Somanas: il tempio dei monachelli gentili

Lascio con una certa difficoltà la splendida armonia del Wat Intharawihan per farmi condurre da Sunan presso il secondo tempio della mia mattinata: il Wat Somanas Ratcha Wora Wihan. Come anticipato, si tratta di un sito meno contemplato dalle principali rotte turistiche, e proprio per questo conserva il fascino dei luoghi ancora incontaminati.

Non è possibile visitarne l’interno, ma solo passeggiarvi attorno, godendo della pace armoniosa dei suoi edenici giardini.

L’architettura risulta semplice e pulita ma al contempo minuziosamente dettagliata nelle parti che ricoprono timpani e portali con decori fitomorfi.

Ma la particolarità di questo luogo risiede nel monastero attivo ad esso annesso. Passeggiando in un’area laterale dei giardini attorno al tempio, mi sono addentrata laddove i monaci trascorrono il proprio tempo libero. Affacciati sul balcone, un paio di apprendisti mi guardano e sorridono, a tratti intimiditi.

Poco dopo vengo raggiunta da uno di loro che con gesto gentile mi porge una bottiglia d’acqua fresca chiedendomi, non senza un pizzico di imbarazzo, di potersi scattare un selfie con me al suo fianco. Divertita sto al gioco e ne approfitto per chiacchierare un po’.

Il ragazzo ha soli 14 anni, lo sguardo un po’ ribelle dell’adolescente riscaldato dalla bontà d’animo che solo i precetti del buddhismo sono in grado di infonderti. Al momento di congedarmi, gli porgo la mano in segno di ringraziamento: non l’avessi mai fatto! Un poco spaventato indietreggia e in un inglese balbettante mi fa capire: “No woman! No woman!”. Beh, ne ho combinata un’altra delle mie. “Niente di nuovo sul fronte occidentale” direbbe Enrico a questo punto.

Io e il monaco apprendista del monastero di Wat Somanas

 

Fra un misto di sorpresa e divertimento, subito mi tuffo su Google per sondare il perchè di quel gesto: scopro che il costume secondo cui i monaci non possono toccare le donne viene applicato solo in Thailandia. Il Buddha, nei suoi scritti, fa intendere che una donna potrebbe dimostrarsi una potente distrazione per l’uomo orientato verso la vita meditativa. Tuttavia mai accenna all’impurità o a qualità intrinsecamente negative delle donne stesse.

Proseguo il mio giro all’interno del Wat Somanas e giungo ad un piccolo e celato paradiso retrostante: fra stagni popolati e aiuole fiorite, un piccolo porticato dà accesso alla libreria del monastero, all’interno della quale è conservata una statua del Buddha di cui si dice abbia il potere di portare fortuna ai fedeli che vi si prostrano di fronte in preghiera. Per non farmi mancare nulla, mi inginocchio e dopo un breve ringraziamento esprimo nel mio cuore un segreto desiderio ;).

Sapete come mai spesso i templi custodiscono al loro interno stagni o laghetti?

Si tratta di una caratteristica legata ad un’altra forma di donazione: il fedele può mostrare compassione alimentando pesci e tartarughe. Addirittura presso alcuni wat è possibile acquistare uccellini che vengono preventivamente rinchiusi nelle gabbie così che il benefattore li possa poi liberare (è risaputo che questi, molto spesso, vengono addestrati per far ritorno dal venditore loro proprietario). In Cambogia sono stata spesso spettatrice di questa particolare usanza.

Concludo il mio giretto del tempio-monastero e torno da Sunam, che accogliendomi con l’immancabile sorriso è già pronto a condurmi verso la tappa successiva: il tempio reale Wat Bowonniwet.

 

 

Wat Bowonniwet: il tempio reale

Sunam mi spiega che questo tempio, edificato nella prima metà del XIX secolo, ha forti legami con la famiglia reale thailandese. Non mi risulta difficile credergli, in quanto appena arrivati mi rendo conto che sono parecchi gli ufficiali di polizia che si aggirano attorno. Il che intacca un poco quel senso di misticismo che i templi buddhisti solitamente trasmettono.

Mi sto sciogliendo, è quasi mezzogiorno ed il sole è cocente. Non faccio in tempo ad acquistare una bottiglietta d’acqua fresca per 10 bath dalla bancarella sulla strada, che già risulta calda come brodo. Decido per questa volta di addentrarmi subito nella parte interna – la sala di preghiera – dove mi auguro di trovare qualche salvifico ventilatore.

Con la mia Reflex al collo, entro nell’edificio e vengo immediatamente ammonita da una sorvegliante, che con fare un po’ aggressivo mi sovrasta con i suoi: “Sit down! No standing! Sit down and after picture!”. Un tantino sbigottita, mi appresto ad obbedire, guardandomi attorno un po’ imbarazzata. Nessuno sembra però far caso alla mia presenza, tutti sono presi dalla loro introspezione. Per la seconda volta, nel giro di un’oretta, contravvengo a qualche regola del Buddhismo.

Ci metto qualche secondo per acclimatarmi e poi mi immergo nel mood dilagante di questo spazio mistico.

Noi siamo ciò che pensiamo. Tutto quello che siamo sorge dai nostri pensieri. I nostri pensieri costruiscono il mondo” Buddha

I templi orientali mi infondono sempre una gran pace, quel senso di profonda calma, saggezza…l’appartenenza ad una grande COSCIENZA UNIVERSALE. Ti siedi, respiri, osservi…e non puoi far altro che rivolgere il tuo sentire su te stesso, sul qui e ora…una cosa che mi riesce profondamente complicata quando sono travolta dalla frenesia del quotidiano.

In questo momento, mentre sono inginocchiata sul tappeto scarlatto del Wat Bowonniwet, mentre osservo due bimbi che porgono le offerte agli dei, mentre la gente attorno a me è avulsa da ogni negativa energia…mi rammento di quanto ami l’Asia e la filosofia orientale.

Resto qualche minuto, o forse di più, lasciando che l’atmosfera di questo luogo intrida ogni mia cellula fino a penetrare laddove è più impervio giungere: nel profondo della mia mente, spegnendo ogni contatto con il mondo oggettivo e razionale.

Rinvigorito il mio spirito, mi alzo e torno verso l’uscita, augurandomi che gli effetti di questa magia mi accompagnino ancora per molto.

Prima di andarmene, mi reco sul retro: all’arrivo avevo intravisto, infatti, l’apice di quello che sembrava un grande stupa dorato. Non mi sbagliavo: con i suoi 50 metri di altezza, il chedi è la struttura più importante del complesso e al suo interno vi sono custodite alcune sacre reliquie. Si staglia contro il cielo cocente del mezzodì da una base bianca sopraelevata, attorniato da una terrazza a due livelli, entrambi percorribili. A ciascuno degli angoli vi è un piccolo prang (una torre in stile Khmer) dove è collocata una statua del Buddha, raffigurata nel mudra Abhaya (senza paura).

Raggiungo la sommità della costruzione e mi guardo attorno, estasiata dai colori e dai decori degli edifici che mi circondano, grata di nuovo all’universo per avermi collocata lì, in mezzo a tanta perfetta e delicata armonia.

 

 

Golden Mount: una piccola oasi di pace nella caotica Bangkok

Voglio concludere in grande stile questa mattinata all’insegna del Buddhismo thailandese e scelgo come ultima tappa questo luogo molto ambito dai turisti ma comunque per me irrinunciabile.

All’arrivo Sunam mi lascia intendere di prendermela comoda: è ora di pranzo e per lui è giunto il momento di concedersi un bel piatto di noodles. Per visitare il sito mi serviranno almeno 45 minuti, aggiunge.

Così mi incammino verso la biglietteria, alle pendici del monte, proprio accanto all’inizio del sentiero. Il biglietto costa 50 bath e l’inserviente mi chiede di coprirmi le spalle prima di addentrarmi nel luogo di culto, in forma di rispetto. Per fortuna porto sempre una sciarpa nello zaino.

All’inizio del percorso mi ritrovo affiancata da un gruppetto di monaci avvolti nel tipico saio arancione, pronti insieme a me ad intraprendere i 320 scalini e i 76 metri che ci separano dall’apice della costruzione.

Golden Mount è infatti una collina artificiale sulla quale si eleva un grande e scintillante chedi dorato. All’interno dell’edificio principale è conservata un’importante reliquia del Buddha.

Fino agli albori del XXI secolo, prima della comparsa dello skyline che contraddistingue Bangkok, questo era l’edificio più alto della città e a dirla tutta, ancora oggi la sua ascesa permette poi di godere di una meravigliosa vista sulla capitale thailandese.

Descrivere a parole la meravigliosa sensazione di benessere che mi ha pervasa nel percorrere il sentiero verso il chedi mi risulta piuttosto complicato: potrei narrarvi dei dolci suoni emessi dalle campane di preghiera cullate dal vento, dell’odore pungente del muschio cresciuto fra le fonti che costellano il percorso, del rinfrescante ristoro delle acque sgorganti dalle stesse, del caldo contrasto fra il verde acceso delle piante e la superficie dorata delle statue che abitano questa collina. Potrei farlo, ma non sarebbe la stessa cosa. Dovreste viverlo, per capirlo per davvero.

Ma facciamo un tentativo: attivate il video qua sotto e chiudete gli occhi, per qualche secondo. Immaginate il contesto e dimenticate tutto il resto. Riuscite a sentirla? Quella pace profonda e pervadente. Ecco…moltiplicate per dieci, e forse potrete capire ciò che ho provato.

Attorno alla salita, si cela un insolito cimitero, le cui lapidi fanno capolino qua e là fra i cespugli, alternandosi a piccoli santuari. Si tratta del simbolo dell’oscuro passato che ammanta questo luogo: durante i primi decenni dell’800 la città era spesso bersagliata da malaria e colera e la popolazione continuamente decimata. I corpi dei morti non potevano essere bruciati all’interno della città vecchia, per cui era necessario trasportarli all’esterno.

Il Wat Saket, situato appena fuori da una delle porte più vicine al centro di Bangkok, divenne in breve tempo il luogo in cui portare i cadaveri in attesa della cremazione. Molto spesso però questi erano in tale quantità che il tempio si trasformava in una sorta di cimitero a cielo aperto, costantemente sorvolato da centinaia di avvoltoi che si nutrivano delle carcasse. Questo spettacolo devastante è ancora oggi ricordato in uno dei tanti diorami che si incontrano sulla strada durante l’ascesa.

La scalata del monte è dolce e piacevole, interrotta da molti punti in cui fermarsi ed assaporare il contesto, fra giardini lussureggianti, cascatelle o terrazze panoramiche affiancate dalle onnipresenti campane di preghiera.

A cosa servono le campane nei templi?

Si dice che il loro tintinnio al vento assolva a funzioni protettive ed evocative delle divinità, con lo scopo di allontanare le forze del male e di avvicinare quelle del bene. Inoltre, il suono della campana schiarisce la mente e per questo viene utilizzata come ausilio nella meditazione, per richiamare un profondo stato di rilassamento.

E credetemi…esse sanno assolvere appieno questo loro compito!

Al termine della gradinata giungo in un ambiente molto semplice, poco decorato, il cui perimetro è intervallato da ampie finestrate che permettono una splendida vista panoramica sulla città circostante. Al centro di questo spazio si trova il reliquiario, mentre salendo una scala a chiocciola posta in un angolo si raggiunge la terrazza sovrastante, sulla quale svetta il grande chedi ricoperto da centinaia di piastrelle dorate, uno dei simboli più noti della Bangkok spirituale.

 

 

Mi lascio trasportare dalla brezza in superficie e come mi accade di consueto, scelgo di fermarmi un attimo: fermo il passo, rallento il respiro, metto il blocco ai pensieri. Mi concentro sul momento. Mi guardo attorno e provo a SENTIRE: il mio corpo, il mio battito, dolce e costante, il venticello che accarezza la mia pelle, il sole battente che mi scalda la nuca.

Le bandiere si librano nell’aria, le campanule tintinnano soavi, un paio di fedeli stanno consultando l’oracolo, chissà per quale ragione. E io, io sono lì, a Bangkok, in Thailandia, lontana chilometri da casa, sola sulla vetta di un monte dorato creato dall’uomo per avvicinarsi a quel Dio che ha tanti volti e tanti nomi…e mi sento viva.

CONSIGLI

  • Il periodo migliore per visitare Bangkok è fra novembre e marzo, quando le temperature non sono troppo alte (e credetemi che gironzolare con 35/40 gradi a fine aprile non è stata una passeggiata)
  • Sfruttate il più possibile la mattina per la visita dei templi e dei luoghi turistici, in quanto la maggior parte chiude alle 16 o alle 17 (e considerate che la visita ad ognuno richiede almeno un’ora)
  • Non abbiate fretta: il Buddhismo è la filosofia della meditazione e concepisce una sorta di concetto di “atemporalità”. Se vi darete una scadenza o vi obbligherete ad esperire uno di questi luoghi con il tempo contato, perderete in partenza, in quanto non riuscirete a calarvi completamente in quella meravigliosa atmosfera che essi sapranno regalarvi
  • Per un giro piuttosto completo della durata di una mezza giornata, affidatevi ad un tuk-tuk e non pagate più di 250/300 bath
  • Non impazzite cercando ristoranti o locali super recensiti sul web: la Thailandia è nota per il suo spettacolare street  food…fermatevi per la strada e assaggiate, assaggiate e ASSAGGIATE ANCORA!!
  • Fate attenzione: a volte i tuk-tuk  tendono a portarvi in visita presso il negozio di qualche conoscente che si dimostrerà MOLTO insistente nel volervi convincere a comprare qualcosa. Non state al gioco (a meno che non lo vogliate) e siate determinati nel far capire che non siete interessati a questa parte del tour

INFORMAZIONI PRATICHE

  • WAT INTHARAWIHAN: Kasat Road (vicino all’intersezione con Samsen Road). Apertura 08:30/20:00, ingresso a pagamento
  • WAT SOMANAS: Krung Kasem Road. Ingresso libero
  • WAT BOWONNIWET: Phra Sumen Road. Apertura 08:30/17:00, ingresso libero
  • GOLDEN MOUNT: Boriphat Road. Apertura 09:00/17:00. Ingresso a pagamento
  • Dove dormire: vi lascio il link delle guesthouse meravigliose in cui ho soggiornato io per meno di 15 euro a notte –> BLUE CHANG HOUSE (vicina a Khao San Road ma situata in una zona tranquilla e silenziosa) e  FEUNG NAKORN BALCONY (sempre nella Old Bangkok, vicino al bellissimo mercato notturno dei fiori, posizione ottima per raggiungere la maggior parte dei siti di interesse della città)
  • Dove mangiare? Ve lo ripeto….OVUNQUE PER STRADA!! Prometto comunque un post ad hoc con qualche consiglio più mirato

A seguire l’articolo con la seconda parte del mio tour di un giorno a Bangkok nei luoghi alternativi della città!

 

 

 

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26 Comments
  1. Rispondi

    MARTINA BRESSAN

    17 Giugno 2019

    Ciao Valentina, prima di tutto complimenti per i tuoi articoli. Quelli che ho letto dalla Camboagia alla Thailandia, non sono solo articoli ben scritti in termini di informazioni, ma anche di spiegazioni e di molta spiritualità. Traspare molto la tua passione.
    Tra questi luoghi alternativi che consigli di vedere a Bangkok mi è piaciuto molto Golden Mount. Penso che se tornerò a Bangkok non mancherò di visitare anche questa oasi di pace, in questa caotica capitale!

    • Rispondi

      clicmytrip

      18 Giugno 2019

      Ciao Martina! Ti ringrazio molto per le tue parole, lo scopo principale del mio blog, quello che vorrei davvero fare…è riuscire a trasmettere la gioia, la passione, la ricchezza che i miei viaggi hanno donato a me. Condividere è importantissimo, non credi? Se tornerai a Bangkok, la Golden Mount non te la devi perdere assolutamente!!

  2. Rispondi

    Virginia

    14 Giugno 2019

    Articolo molto bello e davvero interessante, con questi approfondimenti della cultura e spiritualità thailandese. Noi abbiamo avuto la fortuna di avvicinarci al buddismo in Bhutan grazie a una guida davvero bravissima: si tratta ovviamente di un buddismo molto differente, ma alcuni tratti salienti in comune ci sono.

    • Rispondi

      clicmytrip

      18 Giugno 2019

      Il Buthan mi ispira moltissimo e spero un giorno di visitarlo. Ti chiederò in tal caso senz’altro qualche info in merito al viaggio 🙂 e magari anche alla vostra guida

  3. Rispondi

    Francesca

    7 Giugno 2019

    Questo tour alternativo per Bangkok mi è piaciuto moltissimo, inoltre le foto e i video sono pazzeschi! Sicuramente una delle mete che prima o poi vanno viste almeno una volta nella vita…

    • Rispondi

      clicmytrip

      8 Giugno 2019

      Si tutto è intriso di grande spiritualità…è proprio palpabile 🙂

  4. Rispondi

    Elisa

    7 Giugno 2019

    Non sono ancora stata a Bangkok, ma spero di poterla visitare molto presto, mi affascina moltissimo, come la maggior parte delle città del sud est asiatico. Molto interessante il tuo articolo, alcune delle usanze di cui hai raccontato non le conoscevo.

    • Rispondi

      clicmytrip

      8 Giugno 2019

      Ti ringrazio molto 🙂 Noi alla Thailandia abbiamo preferito spesso altre mete asiatiche, tuttavia spesso Bangkok è una città in cui si fa scalo per approdare in altri paesi minori…e l’ultima volta abbiamo deciso di fare uno scalo un po’ più lungo dedicandole 4 giorni 🙂 Non ne siamo rimasti pentiti

  5. Rispondi

    Chiara

    7 Giugno 2019

    La Thailandia è uno dei miei grandissimi sogni nel cassetto, ma purtroppo neppure quest’anno sarà l’anno buono… 🙁 I suoi templi me li sogno alla notte fra poco!

    • Rispondi

      clicmytrip

      8 Giugno 2019

      Non smettere di sperare, vedrai che prima o poi ci farai un viaggetto 🙂 I sogni, quelli veri, si avverano sempre… Io sono anni che desidero scapparmene dall’Italia per un po’…e guarda, ora ce l’ho fatta! 🙂

  6. Rispondi

    Cassandra - Viaggiando A Testa Alta

    7 Giugno 2019

    Sono stata a Bangkok durante lo scorso agosto ed ho fatto un breve tour dei monumenti principali. Il mio tempio preferito è stato sicuramente Wat Pho: ho adorato il grande Buddha dorato e la maestosità degli edifici.

    • Rispondi

      clicmytrip

      8 Giugno 2019

      Sai che io invece non l’ho visitato? Mi dicono tutti sia spettacolare!

  7. Rispondi

    Marina

    31 Maggio 2019

    La prossima volta mettete in conto anche una visita al tempio di marmo!! È meraviglioso

    • Rispondi

      clicmytrip

      1 Giugno 2019

      Lo farò assolutamente! A Bangkok ci dobbiamo tornare per forza

  8. Rispondi

    Carmen

    31 Maggio 2019

    Le foto sono stupende e le descrizioni dettagliate! Viene voglia di partire subito!

    • Rispondi

      clicmytrip

      1 Giugno 2019

      Ti ringrazio moltissimo…se riesci, appena puoi facci un saltino perché merita davvero tanto

  9. Rispondi

    Claudia

    31 Maggio 2019

    Siamo stati a Bangkok a Natale, purtroppo solo due giorni e ci siamo dedicati alle tappe più classiche. Un sacco di spunti interessanti per il nostro prossimo viaggio

    • Rispondi

      clicmytrip

      1 Giugno 2019

      Potrete ritornarci in futuro, anche come scalo intermedio per un viaggio verso un’altra meta asiatica 🙂

  10. Rispondi

    Simona

    29 Maggio 2019

    I tour con i locals secondo me sono sempre i migliori. Riescono sempre a dare qualche dritta o qualche informazione in più e anche se alcuni dei templi che hai visto erano abbastanza conosciuti, hai fatto davvero un tour particolare e interessante!

    • Rispondi

      clicmytrip

      30 Maggio 2019

      Si, il primo e l’ultimo dei templi che ho visitato in questa giornata sono abbastanza noti…anche se, rispetto ai classici Wat Arun o Wat Pho, comunque molto meno frequentati dai turisti 🙂 Ma soprattutto ho apprezzato i due piccoli tempietti e monasteri presso cui mi ha condotta Sunan e che sicuramente, se fossi stata sola, non avrei mai visitato! Affidarsi ai locals è sempre la strada migliore

  11. Rispondi

    Viola

    28 Maggio 2019

    Io adoro Bangkok e la Thailandia. Finora è stato sicuramente il mio viaggio più bello. Forse perché primo vero “viaggio”. Un mese zaino in spalla alla scoperta degli angoli già belli di questo splendido paese! Non vedo l’ora di tornarci e scoprire luoghi nascosti che ancora non ho visto 🙂

    • Rispondi

      clicmytrip

      29 Maggio 2019

      Beh i primi viaggi non si scordano mai, soprattutto se in posti così belli! Per me è stato lo stesso con il Marocco…emozioni che ricorderò per sempre!

  12. Rispondi

    Annalisa

    28 Maggio 2019

    Io non sono capace di contrattare nemmeno al mercato rionale, figuriamoci se potessi mai riuscire in viaggio. Hai fatto un bellissimo viaggio, e le foto confermano le tue bellissime parole a riguardo. Complimenti.

    • Rispondi

      clicmytrip

      29 Maggio 2019

      Ti ringrazio moltissimo 🙂 Comunque anche a me di solito risulta difficile contrattare perché mi dispiace abbassare il prezzo di merci e servizi, soprattutto se sono offerti da persone che hanno molti meno soldini di noi. Però anche questo fa parte della loro cultura. Piuttosto è meglio contrattare il prezzo…e poi a fine servizio gratificarli con un riconoscimento in soldini 🙂 così anche per loro è uno stimolo maggiore

  13. Rispondi

    Noemi Ginosa

    28 Maggio 2019

    La prima cosa che voglio fare assolutamente quando andrò a Bangkok è salire su un tuk tuk!! Comunque grazie per questi consigli, un giorno ci andrò e mi saranno utili 🙂 spero il prima possibile.. e complimenti per le foto

    • Rispondi

      clicmytrip

      29 Maggio 2019

      Vedrai che quel giorno arriverà presto! L’importante è crederci, in tutto quanto

Rispondi

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VALENTINA
BERGAMO

Ciao! Mi chiamo Valentina, sono dell'ariete, ho più o meno 30 anni e sono un'inguaribile sognatrice! Le mie più grandi passioni, anzi, i miei amori, sono l'arte, la fotografia, la letteratura, la poesia e...il mondo! Ma il mondo quello vero,quello autentico, quello fatto di persone, di diversità, di odori, di sapori, di colori, di scorci, di inaspettati incontri...il mondo che ti fa innamorare e che ti fa dimenticare dell'esistenza dell'orologio. Dovete sapere che nella vita di tutti i giorni sono un'ansiosa cronica ossessivo compulsiva nei confronti del tempo: tempo che non c'è, che non basta mai, tempo che scorre, tempo rubato o tempo sprecato. Ma...quando sono nel MONDO, questo mondo VERO, il tempo non esiste, tutto si dilata e mi avvolge e l'unico ritmo che scandisce le mie giornate è quello del mio cuore che batte, che si sente vivo, che si emoziona e che si sente...a casa. Il mio sogno più grande? Vivere non viaggiando...ma VIVENDO questo mondo. Sempre. Costantemente. Sapete? I sogni...sono sogni perché prima o poi si avverano. Altrimenti si chiamerebbero utopie :)

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