Racconto di viaggio libro "Un monaco free-lance"
Cambogia Letteratura di viaggio

Racconto di viaggio in Cambogia: il libro di Fabio Morotti

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22 Aprile 2020

Comprai questo libro di viaggio un paio di mesi prima di partire per la Cambogia. Da sempre coltivo l’abitudine di approfondire le destinazioni dei miei viaggi futuri attraverso racconti e letture dedicate.

Non sono tipo da Lonely Planet, ma mi lascio trasportare moltissimo da romanzi e racconti ambientati nei territori che presto esplorerò con i miei stessi occhi. Come se in un certo senso la storia, i personaggi, le vicende intessute pagina dopo pagina mi aiutassero a familiarizzare con i luoghi prima del tempo. Rendendoli, in un certo senso, già MIEI.

Per la Cambogia dunque scelsi due letture: il reportage del grande Terzani e Un monaco free-lance fra Vietnam e Cambogia di Fabio Morotti.

Quest’ultimo in particolare non ricordo affatto di averlo cercato, semplicemente capitò nel mio carrello della Feltrinelli in un modo che nemmeno riesco a ricordare. Come un segno piovuto dal cielo. E certo fu, che il segno, alla fine, in me, lo lasciò.

“Un monaco free-lance”: il libro di Fabio Morotti è il racconto di viaggio in Cambogia di un reporter molto originale che saprà davvero coinvolgervi

Noi esseri umani, costretti da mille limiti e difetti, siamo incapaci di camminare da soli, di essere veramente liberi. Siamo spiritualmente come su una sedia a rotelle. Per orientarci nella vita dobbiamo quindi valerci di una sedia che si muove con due ruote parallele. Queste ruote rappresentano due aspetti diversi del nostro veicolo interiore: da una parte la religione e le sue regole e dall’altra la vita reale, con le sue preziose esperienze. […] Se una delle due ruote non gira, la sedia non si muove. Se una ruota è più grande dell’altra, si muove a fatica e di sbieco. Così se le regole religiose, nella loro ortodossia, soffocano troppo la vita, la ruota gira male. Se al contrario la vita è senza regole e principi morali si brancola nel buio della mente e prima o poi ci si intoppa.

Non riuscii a leggere questo libro prima della partenza, cosicché capitò che lo incominciai un bel giorno mentre, a bordo di un vecchio furgoncino sgangherato, fra una buca e l’altra della strada dissestata, ci dirigevamo a Sen Monorm, nel Mondulkiri.

La trama del libro

Protagonista di questo racconto è un giovane giornalista free-lance, un monaco per scelta sposato ad una religione fai da te, annoiato dal turismo e dagli articoli su commissione, che decide di intraprendere un viaggio alquanto originale fra questi paesi dell’Indocina.

Due fondamentalmente sono gli obbiettivi delle sue ricerche: scovare storie inedite e al di fuori degli schemi, come quella della “ragazza delle giungla” tornata misteriosamente dalla sua famiglia dopo vent’anni di vita selvaggia nella foresta, e la conquista di quella libertà assoluta e travolgente di cui si ricoprono saggi e folli in questa parte del globo.

Così, dopo una visita a Madame Ha, la chef  più famosa del Vietnam, il protagonista acquista per 525 dollari una vecchia moto e decide di partire alla volta di Phnom Penh, la capitale cambogiana.

Di fronte a lui oltre mille chilometri di strada che lo porteranno da Yith Sarin, anziano danzatore e un tempo suo maestro, al quale anni prima aveva fatto una solenne promessa, che ha ora tutte le intenzioni di mantenere.

Sarin era un danzatore della corte del re prima che Pol Pot e i suoi uomini si impossessassero del Paese, uccidendo a sangue freddo tutti coloro che avevano un animo raffinato: uomini di lettere e di cultura e, naturalmente, anche i ballerini.

Sarin fu fra i pochissimi danzatori superstiti di questo regno del terrore e quando i Vietcong liberarono la Cambogia dai Khmer Rouge, giurò che avrebbe dedicato tutta la sua vita restante a ricostruire la tradizione del Lakhaon Khaol, la classica danza-teatro maschile a carattere drammatico che veniva eseguita dai contadini nelle zone rurali del Paese, e per la quale quarantanni prima lui si era visto convocare a corte dalla regina in persona.

Un viaggiatore anti-convenzionale

Parte così l’avventura del nostro uomo, che sceglie il motorino proprio per la possibilità di vivere il paese diversamente, non da turista, ma completamente libero di scegliere in quale direzione svoltare.

In un certo modo il motorino, anche se inquina, è più buddhista che prendere l’autobus e finire nell’arcipelago dei posti pensati apposta per gli stranieri. Il turista pensa di conoscere e imparare, viaggiando, ma finisce per forza là dove deve finire, dove lo stanno aspettando.

Interessante l’analisi del protagonista a proposito del ruolo odierno del turismo, che lui considera una vera e propria arma di distruzione culturale di massa. Una macchina che “in pochi anni riesce a rendere ignoranti, materialisti e rompipalle popoli così fieri e gentili”.

Un viaggio avvincente che ci mostra un lato alternativo di un paese che resta oggi, purtroppo e per fortuna, ancora poco conosciuto.

Fra ragazze cresciute nella giungla, matrimoni scampati e piantagioni di alberi da gomma di ricchi possidenti cinesi, l’avventura prosegue mostrandoci il volto di un paese – di un popolo – costretto ad un rapido e forzato cambiamento che negli anni, lui ne è certo, ne trasfigurerà il volto.

Chilometro dopo chilometro la strada si colma di incontri e fatti che permettono al protagonista di giocare in quel ruolo che tanto ama, quello del reporter-viaggiatore, ma di farlo a modo suo, offrendoci una visione personale ma del tutto lucida e imparziale della realtà che scorre attorno a lui.

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“Un monaco free-lance fra Vietnam e Cambogia”: perché vi consiglio questo libro

Ho apprezzato molto questo racconto di viaggio non tanto, o non solo, per il contenuto, ma in particolare per il tono schietto e all’apparenza “indifferente” dell’autore.

Fabio Morotti ci racconta la sua storia come se la stesse riportando ad un compagno di bevute, regalando al lettore un contatto diretto e confidenziale con la vicenda e con i personaggi di volta in volta presentati. Un dono generoso e da non sottovalutare, che permette a chi si approccia al racconto di sentirvisi immediatamente parte coinvolta.

Insomma, ingurgiti pagina dopo pagina, chiudi gli occhi e ti senti proprio lì: fra le risaie e la foresta, circondato da carri trainati da buoi e contadini a torso nudo dagli sguardi svegli.

E poi perché sicuramente Fabio è un uomo anticonvenzionale, un tipo curioso come quelli che piacciono a me. Dal passato da etnologo che ha vagabondato anni per l’Asia alla ricerca di storie, votandosi ad una castità inusuale per un uomo dei nostri tempi e ad una religione tutta sua.

Un monaco free-lance che alla clausura e alla penitenza ha preferito la libertà e un pizzico di follia.

Un individuo così eccezionale nel senso più letterale del termine…non può che raccontare storie straordinarie!

Potete acquistare questo libro in formato cartaceo o digitale proprio QUI

E se anche voi come me divorate un racconto di viaggio dopo l’altro, visitate la sezione LETTERATURA DI VIAGGIO per trovare altri libri interessanti!

Buona lettura!

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VALENTINA
BERGAMO

Ciao! Mi chiamo Valentina, sono dell'ariete, ho più o meno 30 anni e sono un'inguaribile sognatrice! Le mie più grandi passioni, anzi, i miei amori, sono l'arte, la fotografia, la letteratura, la poesia e...il mondo! Ma il mondo quello vero,quello autentico, quello fatto di persone, di diversità, di odori, di sapori, di colori, di scorci, di inaspettati incontri...il mondo che ti fa innamorare e che ti fa dimenticare dell'esistenza dell'orologio. Dovete sapere che nella vita di tutti i giorni sono un'ansiosa cronica ossessivo compulsiva nei confronti del tempo: tempo che non c'è, che non basta mai, tempo che scorre, tempo rubato o tempo sprecato. Ma...quando sono nel MONDO, questo mondo VERO, il tempo non esiste, tutto si dilata e mi avvolge e l'unico ritmo che scandisce le mie giornate è quello del mio cuore che batte, che si sente vivo, che si emoziona e che si sente...a casa. Il mio sogno più grande? Vivere non viaggiando...ma VIVENDO questo mondo. Sempre. Costantemente. Sapete? I sogni...sono sogni perché prima o poi si avverano. Altrimenti si chiamerebbero utopie :)

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