Io che ho fra le mani il libro di Tiziano Terzani un indovino mi disse
ASIA LIBRI DAL MONDO

TIZIANO TERZANI | UN INDOVINO MI DISSE

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3 Gennaio 2019

Da qualche anno ho sviluppato una passione incondizionata per i racconti e la scrittura di Tiziano Terzani. Che scelta originale…direte voi 🙂 Praticamente Tiziano è il lama di ogni viaggiatore contemporaneo.

Sì, ok, avete ragione. E generalmente la mia tendenza è quella di contrappormi alla corrente e di ricercare alternative che possano essere più mie e meno della massa. Ma ragazzi, posso solo asserire a mio pro che chiunque si approcci alla scrittura formidabile di questo autore non può non restarne immancabilmente travolto e subirne il fascino attrattivo.

Come per tutte le cose che faccio, non mi soffermo troppo a riflettere e a sondare le varie alternative quando devo compiere una scelta. Questo accade per i viaggi, e anche per i libri. Sono per lo più incontri casuali o illuminazioni repentine che mi conducono in qualche posto o a qualche decisione.

Anche con Tiziano è stato così.

Così, qualche tempo fa decido che ho voglia di un libro che parli di viaggi. Non sono molto ferrata sull’ambito: sono da sempre un’appassionata di letture e di letteratura e amo soprattutto i grandi classici, con una predilezione per gli americani. Fuorché i grandi Kerouac o Verne, non avevo mai letto nulla “con copertina” sull’argomento.

Allora semplicemente opto per la strada più easy e googlo “libri per viaggiatori”. Naturalmente, Terzani è spiccato in prima pagina. Ma non è tanto la posizione ai vertici delle classifiche ad ispirarmi, bensì il titolo enigmatico: Un indovino mi disse. 

Già che mi parli di un indovino hai fatto centro: adoro queste cose un po’ surreali! Quando poi leggo la trama mi accorgo che quel libro è proprio ciò che cerco: la storia di un viaggio fuori dagli schemi, di un’avventura unica.

Il libro

Un indovino mi disse è un racconto che prende avvio da un avvenimento singolare accaduto a Tiziano mentre si trovava ad Hong Kong nel lontano 1976: un vecchio indovino cinese incontrato per caso lo avverte che nel 1993 avrebbe corso un grande rischio di morire, per cui lo esorta a NON volare per nessun motivo per tutta la durata di quell’anno.

Il tempo trascorre e Tiziano non dimentica la profezia, che come lui stesso scrive aveva tutta l’aria di essere una maledizione, e giunto il 1993 decide di trasformare questo ammonimento in un’occasione per esplorare il mondo – quel mondo che da quasi trent’anni sta vivendo in lungo e in largo come corrispondente estero del settimanale tedesco Der Spiegel – da una prospettiva nuova e diversa.

Da qui ha inizio un’avventura fatta di migrazioni per tutta l’Asia utilizzando i mezzi più disparati: spostamenti con treni, automobili e imbarcazioni di ogni tipo, si alternano a lunghi tratti di infinita percorrenza a piedi.

“Ero curioso di vedere dove altri passi in quella direzione mi avrebbero portato. Se non altro mi avrebbero indotto a fare, per un po’, una vita diversa da quella di sempre”.

Il resoconto di questo anno ci parla di un Tiziano che si rimette in gioco, di un uomo che decide di aprire gli occhi in modo nuovo su quel mondo di cui da decenni ne descrive storia e vicissitudini. Il giornalista diviene esploratore e viaggi che in aereo si sarebbero compiuti in una manciata di ore lo impegnano anche per diversi giorni, concedendogli quel dono prezioso di cui fino ad ora non aveva mai apprezzato così tanto la vera essenza: il tempo del non fare. 

Ed è proprio durante gli infiniti e vuoti spazi temporali che si frappongono tra una meta e l’altra che l’autore ha modo di sondare profondamente quel sé che nell’intraprendenza frettolosa dei tempi moderni spesso aveva trascurato.

Ne deriva un libro appassionante, intenso di emozioni e al contempo nostalgico.

Solo ora Tiziano si rende conto di quanto ha perso in vent’anni di spostamenti aerei: “Gli aerei” afferma “impongono una limitata percezione dell’esistenza”. I lunghi viaggi via terra invece ti costringono a raffrontarti al suolo che attraversi e agli ostacoli che si frappongo fra te e la meta finale del viaggio…mari, montagne, territori avversi e non sempre ospitali.

Percorrere personalmente le distanze, ti fa render conto dell’effettiva lontananza che si instaura fra te e le persone che ami e che lasci a casa. Solo così, puoi capire il senso profondo di ogni tua scelta di direzione.

L’autore approccia la realtà in maniera più diretta e si rende sempre più conto, confine dopo confine, di come l’umanità stia inesorabilmente proseguendo verso un esito di insensato egoismo e svuotamento di valori:

“Seduto a poppa, mi chiedevo quanto ancora potrà durare un mondo così, retto esclusivamente dai criteri incolti, disumani e immorali dell’economia. Scorgendo l’ombra di isole lontane me ne immaginavo una ancora abitata da una tribù di poeti tenuti in serbo per quando, dopo il Medioevo del materialismo, l’umanità dovrà ricominciare a mettere altri valori nella propria esistenza”.

In un mondo tutto dedito alla corsa e al falso-progresso, l’uomo moderno nega a se stesso la possibilità di esperire la BELLEZZA delle cose, privandosi di una stato naturale del vivere…semplicemente…vivendo.

“Dopo cena m’ero messo a poppa, sdraiato sulle assi di legno. Con lo sguardo perso nell’infinità del cielo, ero distratto solo dai pensieri che giocavano a rincorrersi e mi parve che, grazie all’indovino di Hong Kong, stavo ritrovando non solo il piacere di viaggiare, ma anche quello di vivere. Non avevo più angosce, non sentivo come un dramma il passare delle giornate, ascoltavo chi mi parlava, godevo di quel che mi succedeva attorno, avevo agio per mettere ordine nelle mie impressioni, per riflettere. Avevo tempo e silenzio: qualcosa di così necessario, di così naturale, ma ormai diventato un lusso che solo pochissimi riescono a permettersi. Per questo dilaga la depressione!”.

Ne conclude che il vero responsabile della distruzione di questo mondo orientale, un tempo fiero e profondamente spirituale, è l’Occidente e soprattutto quella macchina distruttrice rappresentata dal turismo, che di questo paradiso meraviglioso ne ha fatto un deturpato parco giochi per bambini.

Il fil rouge del suo vagabondare è alquanto interessante: in ogni stato, regione, città o villaggio in cui approda, Tiziano chiede udienza all’indovino più noto della zona, con l’unico divertito intento di verificare la coerenza con quanto rivelatogli 17 anni prima ad Hong Kong.

In questa caccia al tesoro ricerca sempre i personaggi migliori, gli stregoni di maggior fama e seguito, e li ascolta con grande interesse e divertimento. Per lui è come un gioco molto coinvolgente. E nel consultarli riguardo al proprio destino interroga sé stesso circa l’affidabilità di quest’arte occulta (così diffusa in quell’Asia che lui tanto ama) e che a volte pare proprio prenderci sul serio.

Ma l’animo razionale del giornalista, sempre pronto a scovare la spiegazione logica dietro ad ogni storia, affiora di continuo, rendendogli alquanto arduo prestare fede di volta in volta alle varie profezie. E questo scetticismo appare ancor più evidente quando ad un certo punto l’autore si ferma, e si domanda: “Se è vero che esistono persone con tali poteri, individui in grado di profetizzare il futuro…perché nessuno ha mai predetto la strage di Pol Pot ed evitato che un tale abominio si abbattesse su questa terra?”.

Conclusioni

Quello di Terzani è un racconto leggero e al contempo travolgente, un turbinio di aneddoti, avvenimenti e riflessioni che pagina dopo pagina ti trascinano in un mondo parallelo e in vero non così distante. La storia di una presa di coscienza. La storia di una profonda meditazione sull’umanità. La storia di un uomo che si rende conto di essere un “destinato”….un destinato a viaggiare per il mondo.

“L’essere lontano mi faceva sentire a casa”.

Perché mi è piaciuto tanto e lo consiglierei a chi ama viaggiare (e non solo)?

Perché la scrittura di Terzani è appassionante, diretta, senza fronzoli. Perché l’impressione è quella di esser lì, di fronte a lui, con una tazza di fumante thé fra le mani ad ascoltare una storia pazzesca.

Perché in questo spostarsi da uno stato all’altro, l’autore descrive luoghi incredibili, culture affascinanti, tradizioni semi-sconosciute…ed è così maledettamente bravo a farlo che quasi ti sembra di esserci stato per davvero.

Perché leggendo tutto questo…non puoi che arricchire il tuo bagaglio.

Perché Tiziano era un tizio tosto, uno di quelli controcorrente, un personaggio che non ha mai seguito una strada diversa da quella suggeritagli dal proprio istinto e dal proprio cuore.

Perché a volte vorrei averlo io, quel coraggio di partire e girare il mondo. Perché la vorrei io…una vita come la sua!

Perché se ami l’Oriente…non puoi non leggere Terzani: ogni pagina di ogni suo libro trasuda di questo mondo meraviglioso.

E perché anche io, come Tiziano, mi sento di essere stata predestinata ad uno scopo nella vita: quello di viaggiare…di esplorare questa cosa meravigliosa chiamata mondo…

Una profezia in comune, quindi? O forse, chissà, come direbbe qualcuno a me molto vicino…ironicamente…una maledizione! 😉

Buona lettura!

 

E per saperne di più visita il sito dedicato a Tiziano Terzani

 

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4 Comments
  1. Avatar
    Rispondi

    cinzia

    1 Febbraio 2019

    E’ da tempo che questo libro stuzzica il mio interessa ma ancora non ho avuto l’occasione di leggerlo. Direi che è giunta l’ora, no?!

    • Avatar
      Rispondi

      clicmytrip

      1 Febbraio 2019

      direi proprio di si! Vedrai che lo mangi tutto d’un fiato!! Nemmeno te ne renderai conto 🙂

  2. Avatar
    Rispondi

    Sabrina Balugani

    1 Febbraio 2019

    Ecco uno scrittore che non ho mai preso in considerazione ma non l’ho fatto per ignoranza, per mancanza di tempo nella lettura. No! La mia è paura di scoprire nei suoi racconti, una parte del mio essere che mi metterebbe in discussione.

    • Avatar
      Rispondi

      clicmytrip

      1 Febbraio 2019

      Interessante questa cosa…come mai pensi che potrebbe metterti in discussione? Sicuramente, fa molto riflettere…e non lascia indifferenti. Per me Tiziano è un grande ispiratore, il mio mentore 🙂

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VALENTINA
BERGAMO

Ciao! Mi chiamo Valentina, sono dell'ariete, ho più o meno 30 anni e sono un'inguaribile sognatrice! Le mie più grandi passioni, anzi, i miei amori, sono l'arte, la fotografia, la letteratura, la poesia e...il mondo! Ma il mondo quello vero,quello autentico, quello fatto di persone, di diversità, di odori, di sapori, di colori, di scorci, di inaspettati incontri...il mondo che ti fa innamorare e che ti fa dimenticare dell'esistenza dell'orologio. Dovete sapere che nella vita di tutti i giorni sono un'ansiosa cronica ossessivo compulsiva nei confronti del tempo: tempo che non c'è, che non basta mai, tempo che scorre, tempo rubato o tempo sprecato. Ma...quando sono nel MONDO, questo mondo VERO, il tempo non esiste, tutto si dilata e mi avvolge e l'unico ritmo che scandisce le mie giornate è quello del mio cuore che batte, che si sente vivo, che si emoziona e che si sente...a casa. Il mio sogno più grande? Vivere non viaggiando...ma VIVENDO questo mondo. Sempre. Costantemente. Sapete? I sogni...sono sogni perché prima o poi si avverano. Altrimenti si chiamerebbero utopie :)

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